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martedì 16 giugno 2015

Introduzione

Trentatré anni non sono tanti, ma sono abbastanza per poter raccontare una  storia, fatta di esperienze di vita vissuta.
Sono nata in Italia, in un piccolo paese del meridione, dove tutte quelle cose che vedi in televisione sembrano tanto lontane da te, ma se  ti guardi intorno ti rendi conto che in paese o in città l’Italia è tutta uguale, da Nord a Sud, l’Italia è uguale in tutti i suoi angoli, anche in quelli più reconditi.
In passato quando all’estero dicevi di essere italiano la gente ti guardava con una certa ammirazione, ora quando pronunci il nome Italia la mente del tuo interlocutore traduce quello stesso nome con parole tipo “corruzione”, “disonestà”, “mafia” e tanto altro ancora …
Da dove arriva tutto questo malcontento nei confronti del nostro paese? Non lo sappiamo o forse facciamo finta di non saperlo, perché ognuno di noi è cosciente che quello che c’è intorno a noi è marcio e continuerà a marcire sotto i nostri occhi se nessuno alzerà la testa e dirà “basta”. Oggi io voglio dire “basta” e inizio a raccontare delle storie di vita vera, vissuta in trentatré anni, ma per farlo devo prima chiarire il concetto di uomo e donna.
Gli uomini generalmente sono di tre tipi:
1.      Quello ricco, intelligente e maledettamente attraente (a cui tutti ambiscono e a cui le comuni mortali non possono nemmeno pensare di arrivare)
2.      Quello povero, intelligente e attraente (che generalmente si accompagna a una donna normale che lo ama per quello che è)
3.      Il ricco, brutto, viscido e bavoso (che si crede di essere padrone del mondo perché ricopre un ruolo di potere).
Anche per le donne[1] esiste una suddivisione per tipologia che generalmente delinea tre profili:
1.      Quelle che la danno via come se non fosse loro ( e queste naturalmente hanno successo nella vita perché riescono a farsi spazio, mentre gli altri si fanno spazio in loro!)
2.      Quelle che vorrebbero darla via ma che hanno timore del giudizio altrui ( e per questo motivo sono acide e represse)
3.      Quelle che la conservano per darla ai più meritevoli (generalmente questa tipologia si divide in altre due, ovvero quelle che credono nel grande amore e quelle che la conservano perché credono nei grandi portafogli).
Ripensandoci bene forse c’è una quarta tipologia di donna, cioè quella che non sa di averla o lo ignora e quindi non si pone il problema di usarla. In effetti ora che ci penso per un periodo ho fatto parte di questa categoria, poi sono entrata in quella delle romantiche che credono nel grande amore.
Non credo di essere mai stata bellissima, ma sono una donna e in Italia se sei una donna sei comunque appetibile, certo se avessi avuto un paio di taglie in più di reggiseno forse sarei stata molto più appetibile, ma dalla mia risicata terza ho avuto non pochi episodi al quanto discutibili …


[1] Mi riferisco naturalmente alle donne normali, quelle che non hanno intrapreso il cammino della fede.