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venerdì 10 luglio 2015

Il Signor A - parte seconda

Avevo quasi finito di affettare anche l'ultima pagnotta di pane quando all'improvviso il Signor A entrò in cucina. Non disse nulla, ma mi sentivo osservata, all'improvviso una voce chiese "Chi ti ha allacciato il grembiule?"
Non feci in tempo a girarmi che lui era alle mie spalle, si avvicinò al punto tale che sentii che aveva un "problema" che io non ero interessata a risolvere!
Mi cinse velocemente la vita e sciolse il grembiule, poi si scostò e lo allacciò sulla schiena, rimasi impietrita mentre lui si accorse del mio vistoso imbarazzo.
Non dissi nulla, ma ero turbata, lui lasciò la cucina e io ripresi a tagliare il pane.
Lavorai tutta la sera in silenzio, ma non avevo più la stessa espressione sul viso. Lui continuava a fissarmi e io non reggevo più il suo sguardo. Lo sorpresi a sniffare cocaina quando mi recai nel retro per prendere una bottiglia di vino, ma ancora una volta feci finta di nulla.
Alla fine della serata lo raggiunsi nella solita saletta, ma ero molto nervosa. Non era stupido e sapeva bene che non mi avrebbe più rivista, si comportò con disinvoltura, mi pagò 10 euro l'ora, poi dopo aver contato le banconote da darmi, arrontondò a 100 euro il mio conpenso giustificandolo con l'intezione di voler premiare un lavoro svolto bene. Li presi senza dire nulla. Scesi di corsa in cantina, mi cambiai velocemente, avevo il cuore in gola, poi risalii in tutta fretta le scale e in un attimo uscii da quel lussuoso ristorante in cui giurai di non mettere  più piede.
Tornai a casa dopo la mezzanotte e vista l'ora mio fratello era venuto a prendermi, ma non gli raccontai nulla di quello che era accaduto, volevo dimenticare quell'ennesima triste vicenda.
L'indomani ricevetti una telefonata, era il Signor A, con tono di voce languido mi chiese "Nadia, ti va di venire a lavorare?"
L'impostazione della domanda e il suo tono di voce erano chiari, ora sapevo come mai quel posto di lavoro così ben retribuito era ancora disponibile.
Rifiutai la sua offerta dicendo "Mi dispiace Signor A, io non sono tagliata per questo tipo di lavoro, sono qui per studiare, non per fare altro... Ho bisogno di un lavoro per mantenere gli studi, non ho bisogno di fare la mantenuta!"
Riattaccai senza nemmeno aspettare la risposta, non penso di avere null'altro da sentire da un uomo che non si vergogna dei suoi riprovevoli comportamenti.
Certe volte mi chiedo perchè tutti i porci capitano a me, poi mi guardo intorno e penso che forse il mondo è fatto da una quantità tale di porci investiti da potere che forse è davvero difficile non incontrarne!
Mi sono cimentata nell'attività di blogger per pubblicizzare i miei libri e per cercare di ottenere un minimo di visibilità come scrittrice ma ancora una volta i porci maniaci si fanno avanti...
Ho chiesto l'amicizia a diverse persone, proprio per facilitare la diffusione del mio blog e un uomo mi ha contatta facendo chiare allusioni... è possibile che una donna debba subire sempre e continuamente delle molestie?
Non sono bellissima e non sono una persona che ha comportamenti ambigui, eppure il sol fatto di essere donna mi espone a continue molestie da parte di uomini stupidi che non hanno niente di meglio da fare che importunare le persone. Allo Stato Italiano chiedo delle leggi più aspre che possano arrivare a punire persone del genere, ma se pensiamo che il nostro Parlamento è composto per lo più da uomini e che gran parte di loro molesta donne e ragazzine in virtù di un potere indiscusso e non soggetto a limitazioni, davvero mi resta ben poco da sperare...
L'Italia mi ha fortemente deluso su tutti i fronti, non so se resterò ancora a vivere in questo posto, non penso che in altre nazioni succede quello che accade qui, non penso che in altre nazioni la corruzione sia giunta a livelli così alti mentre le istituzioni restano a guardare questa immensa società che affonda nel più profondo squallore...

giovedì 9 luglio 2015

Il Signor A

Torniamo al mio impiego, meglio non dare al mio racconto una piega politica, preferisco limitarmi a una narrazione fedele degli eventi.
L'indomani mi presentai a lavoro con largo anticipo, avrei dovuto essere al ristorante per le 18.00, ma alle 17.30 ero già in servizio.
Il Signor A ( è così che da questo momento denominerò il proprietario del ristorante) fu piacevolmente sorpreso dalla mia puntualità, mi invitò a cambiarmi e mi fornì una divisa. I camerini erano al piano inferiore, una ragazza argentina (che da qualche tempo lavorava per lui) mi accompagnò nella cantina e in un angolo mi mostrò il luogo in cui cambiarmi. Non so perchè, ma non mi fece una bella impressione, era un luogo arredatto finemente, come tutto il resto del locale, ma non aveva finetre, nè una piccola apertura che permettesse di comunicare con l'esterno, mi sembrarono delle segreta di un antico castello e all'improvviso un senso di angoscia mi assalì. L'illuminazione era carente e ancor di più m'intimoriva.
Quando raggiunsi il piano superiore il Signor A mi fornì un grembiule e mi invitò ad aiutare gli altri a preparare la sala e i tavoli per la sera.
Il grembiule era di quelli lunghi neri, quelli che di solito si usano nei luoghi da bene perchè trasmettono una certa immagine. Tentai di allacciarlo, ma era davvero molto largo e i lacci erano initamente lunghi.
Cercai di legarlo dietro la schiena, ma mi sembrò di avere la coda, cosi lo feci girare intorno alla vita e lo legai sul davanti.
Vi chiederete come mai sto dando tutta questa importanza a un simile dettaglio... ora capirete...
Mi recai in cucina e prendendo ordini un po' da tutti svolsi numerose mansioni, quando la sala fu pronta e i tavoli perfattamente sistemati mi apprestai a tagliare il pane. Fuori era quasi buio e a breve i clienti sarebbero iniziati ad arrivare.
Il Signor A era rimasto tutto il tempo nella saletta in cui avevo fatto il colloquio, di rado era comparso alle mie spalle in silenzio e il suo modo di osservarmi mi era sembrato un po' strano, ma considerando che si trattava di un personaggio davvero stravagante avevo cercato di far finta di nulla e avevo continuato a lavorare.
L'ultima volta che ero uscita dalla cucina lo avevo sorpreso a sorseggiare un bicchiere di vino mentre distrattamente fumasa un'altra delle sue particolari sigarette artigianali.

mercoledì 8 luglio 2015

Da Nord al Sud il lavoro nero è il più diffuso

Il giorno seguente andai all'Università, seguii i miei corsi, poi prima di tornare a casa, armata di coraggio ricominciai a distribuire curricula, il mio conto in banca era quasi in rosso, avevo bisogno di un lavoro.
Dopo una serie infinita di rifiuti, finalmente qualcuno guardò il foglio che gli avevo teso e sollevando lo sguardo verso di me disse "Io non ho bisogno nel mio ristorante, ma se vai da quella parte e prosegui fino al castello c'è uno dei migliori locali della città, so' per certo che stanno cercando del personale"
Ringraziai infinitamente la prima persona che da quando ero arrivata in città era stata gentile nei miei confronti e mi recai in tutta fretta nel posto che mi aveva suggerito di raggiungere.
Era un ristorante particolare e sicuramente lussuoso. Chiesi del titolare e si presentò un uomo sui quarant'anni con i capelli lunghi e arruffati. Aveva l'aria di uno scienziato pazzo, non so perchè, ma da sempre, sin dal primo momento che l'ho visto ho sempre avuto l'idea che fosse un uomo disturbato in qualche modo. Indossava una camicia bianca di lino sbottonata fino all'ombellico, sul petto villoso pendevano costosi gioielli e sul polso un ricercato Rolex in oro faceva la sua elegante presenza!
Mi chiese di seguirlo in una saletta del locale, mi invitò a sedermi e mi chiese cosa sapessi fare. Risposi che non avevo mai fatto la cameriera, ma che per anni avevo fatto la commessa e la cassiera, gli spiegai che da lui non cercavo il lavoro della mia vita, ma solo un temporaneo impiego per fnanziare la mia temporanea permanenza in città.
Mi guardò con attenzione in silenzio, poi si accese una sigaretta artigianale che dall'odore mi resi conto che era ben altro, poi disse "Brava, io sono a sostegno delle persone ambiziose che si guadagnano da vivere! Domani sera inizi a lavorare"
Ero felice, finalmente avevo trovato un lavoro. Mi spiegò che non sarei stata assunta regolarmente, perchè aveva bisogno di collaborazioni saltuarie e che comunque sarei stata pagata bene. Il mio lavoro non richiedeva una particolare esperienza, essendo un ristorante di lusso avrei dovuto restare in piedi in smoking al lato di un tavolo durante la cena degli ospiti. Ogni volta che i commensali svuotavano il bicchiere avrei dovuto riempirlo non superando la metà.
Tornai a casa trionfante e raccontai del mio colloquio a mio fratello, ne fu felice, anche perchè sembrava che il mio impiego sarebbe stato meno faticoso e più remunerativo del suo. Anche lui si era dato da fare e aveva trovato un posto  come cameriere in una pizzeria gestita da un meridionale e quindi ben disposto verso le persone del Sud, ma naturalmente anche il suo lavoro era retribuito rigorosamente in nero.
Mi viena da ridere quando in tv vedo alcuni personaggi che additano il meridione come il cancro della nazione, quando, in realtà, le istituzioni sono assenti o chiudono un occhio su determinate situazioni sia al Sud che al Nord. Non credo che una pizzeria che lavora tantissimo nel cuore di una città molto famosa possa permettersi il lusso di avere del personale non dichiarato se non c'è qualcuno disposto a chiudere un occhio...

martedì 7 luglio 2015

Umiliazioni e maleducazione

Impiegai qualche mese per riprendermi da quella forte delusione, ma prima della fine dell'anno ero pronta a sostenere una nuova prova preselettiva per l'ammissione a un master organizzato da una nota università del nord Italia in collaborazione con un noto gruppo bancario.
Era la prima edizione del corso di specializzazione e non vi erano molti candidati. Riuscii ad assicurarmi l'iscrizione che pagai contraendo un debito con l'istituto di credito di ben 8.000 euro.
Avevo lavorato come commessa per anni, ma non ero mai riuscita a mettere dei soldi da parte sia perchè avevo sempre lavorato in nero, sia perchè comunque avevo usato tutti i miei guadagni per finanziare gli studi.
Avevo paura di quel debito, ma in sede di colloquio mi avevano fatto capire che se avessi terminato il percorso formativo con dei buoni risultati l'istituto di credito mi avrebbe assunto. Ragionado in questi termini, alla fine 8.000 mi sembrarono un buon investimento.
Mi trasferii pertanto al nord, fittando insieme a mio fratello (mio compagno di sventure) un piccolo appartamento.
Decisi di cercare lavoro, come sempre avevo in mente di studiare e lavorare, d'altronde non avevo scelta, i costi della vita in una città del nord non sono quelli di un paesino di campagna del sud Italia.
Stampai un numero indefinito di curricula e iniziai a distribuirli, prima ai centri per l'impiego, poi a negozi, bar, ristoranti e attività commerciali di ogni tipo.
Quel mio pellegrinare da un luogo all'altro della città mi costò caro in termini di fatica ma anche di orgoglio.
Per la prima volta capii cosa era il razzismo e quanto male potesse fare alle sue vittime.
Cercando casa mi ero già imbattuta in episodi spiacevoli, ma mai potevo credere che potesse esserci di peggio.
All'improvviso le scritte sui cartelli attaccate ai balconi delle case "NON SI AFFITTA A IMMIGRATI E CALABRESI" mi sembrarono nulla quando entrai in un negozio di intimo del centro e porgendo un curriculum a una ragazza mi sentii rispondere "No grazie. Il personale noi lo scegliamo a occhio e a orecchio!"
Era evidente che il mio accento palesemente del Sud disturbava i miei interlocutori, ma l'apice dello schifo lo raggiunse il Direttore di un noto grande magazzino che davanti alla mia richiesta di lavoro si comportò da vero stronzo!
L'uomo si fingeva per bene, indossava giacca e cravatta, aveva i capelli pettinati in modo ambiguo e un profumo ricercato ne segnalava la presenza. Mi guardò dall'alto in basso, senza nascondere la sua aria di superiorità, prese con disgusto il mio curriculum, lo guardò distratto, poi disse "Il permesso di soggiorno ce l'ha?"
Pensai che mi avesse scambiato per straniera, ho la carnagione chiara e dei tratti somatici che spesso vengono confusi con quelli delle ragazze dell'est, così risposi ingenuamente "Sono calabrese" e lui senza esitazione aggiunse "E' lo stesso!"
Rimasi terribilmente male, mi sentivo offesa e umiliata, gli sfilai il curriculum dalle mani e andai via.
Non penso di essermi sentita mai più male di quel giorno. Piansi lacrime amare come mai avevo fatto.
Qualcuno leggendo queste righe stenterà a credere a tutta questa triste storia, ma ho vissuto sulla mia pelle quel terribile giorno e giuro su Dio di non essere mai stata più sincera.
Per quel giorno non cercai lavoro altrove, tornai a casa e cercai di distrarmi guardando la televisione, ma quelle parole pronunciate con un'indicibile cattiveria risuonavano nella mia mente.
Mi addormentai fra le lacrime pregando Dio che l'anno accademico finisse presto perchè vivere in quel posto era praticamente impossibile per una persona come me solare ed educata non abituata a un certo tipo di trattamento...

lunedì 6 luglio 2015

Specializzazioni e potere


Archiviato il sogno televisivo tornai alla realtà e nel mondo reale, ho imparato a mie spese, che non ci sono cose belle, ma solo una serie di difficoltà da affrontare.
Mi ero laureata da un po' e non riuscivo a trovare lavoro, vagavo per siti internet e compravo giornali dedicati alle ricerche di personale, ma ero ancora disoccupata. Pensai bene di frequetare un master, forse una maggiore preparzione mi avrebbe aperto le porte per il successo, così iniziai a reperire informazioni e la scelta fu ardua perchè ogni ente ormai offriva dei corsi di specializzazione a pagamento. Decisi di frequentare un master che fosse realizzato da un'università, perchè pensavo che offrisse maggiore credibilità agli occhi delle aziende.
Il master più ambito è quello offerto da un'università italiana che è forse una delle più antiche, la motivazione è da ricercarsi nel semplice fatto che una banca affianca i corsi e i pochi aletti al termine del percorso formativo vengono assorbiti dal famoso istiuto di credito.
Ingenuamente mi armai di libri e iniziai a studiare per affrontare le preselezioni.
Penso che la via vita avrebbe avuto tutt'altro corso se non avessero predominato come sempre le strammaledette logcihe di potere.
Il master prevedeva due rette dell'ammontare di circa 5.000 euro, non aveo tutti quei soldi, ma ero pronta a impegnare tutti i miei risparmi e a lavorare per finire di pagare ogni minima spesa.
La mattina delle preselezioni ero molto agitata e mi presentai nel luogo prestabilito molto prima degli altri concorrenti.
Timidamente mi sedetti nell'atrio ad attendere l'arrivo del momento in cui avrei potuto mostrare la mia preparazione, ma solo dopo mi resi conto che a nessuno sarebbe importato ciò che negli anni di studio avevo apppreso.
Mentre mi ero persa nei miei pensieri arrivarono diverse persone, giovani e meno giovani, fra loro un uomo di mezza età mi si avvicinò quasi incuriosito. Capivo che c'era qualcosa di strano in lui, era come se la mia presenza gli desse fastidio e in effetti forse davvero lo avevo infastidito contro il mio volere.
"Buongiorno" mi disse guardandomi negli occhi.
Risposi al suo saluto e prima ancora che potessi dire altro mi chiese "Lei è qui per il master?"
Ancora una volta risposi educatamente e ancora una volta non mi diede il tempo di aggiungere altro.
Si presentò come docente di economia dell'università, mi chiese che tipo di laurea avessi conseguito perchè non ricordava di avermi mai visto.
Risposi timidamente "Economia", poi con un filo di voce spiegai che non mi ero laureta in quell'università, ma in un'altra e per questo motivo non mi aveva mai incontrata.
L'uomo non nascose più il suo totale disappunto nei miei confronti e con aria di sfida disse "Lei crede davvero che non essendo laureta nella nostra università possa riuscire a conquistare un posto nella mia aula? Questa università da sempre forma il personale che viene successivamente assorbito dal nostro istituto di credito. Lei non ha una possibilità su un milione di entrare. A mio avviso può anche fare a meno di sostenere la prova perchè se si guarda intorno ci sono decine di nostri studenti, di nostri concittadini"
Non potevo credere alle mie orecchie, perchè non era stato scritto a chiare lettere sul bando che la partecipazione di persone non residenti e non laureate in quella università non erano gradite?
Le logiche di potere creano degli assurdi meccanismi che influenzano, dolenti o nolenti, la vita delle persone che credono nella genuinità delle cose.
Naturalmente sostenni la prova preselettiva, anche se il risultato era scontato...
 A testa bassa tornai a casa, sapevo che una grande opportunità era purtroppo sfumata, ma a distanza di tempo capii che in realtà un'opportunità non mi era mai stata concessa...

domenica 5 luglio 2015

Cenerentola e la fine del ballo...

Mi fu assegnato un lussuoso camerino con i divanetti rossi. Due enormi specchi riflettevano la mia immagine e un bagno corredato di tutto l'occorrente era a mia completa disposizione per toilette e doccia.
Aprii la valigia e presi tutto l'occorrente per mettermi a mio agio, poco dopo qualcuno bussò alla mia porta.
Aprii con un po' di diffidenza, mio fratello era con me, stava mangiando dei biscotti sul divano mentre cercava di capire se c'erano telecamere nascoste che fungessero da spia.
Quando la porta si schiuse, davanti a me avevo due ragazzi uno biondo e uno moro, entrambi inviati dalla produzione per prepararmi ad affrontare il mio pubblico.
Avrei dovuto sostenere una sorta i intervista e vi assicuro ce non è facile parlare davanti a centinaia di persone. Quando la lucetta rossa si accende vuol dire che la telcamera è te che sta riprendendo e tu devi dare il meglio di te per rendere lo spettacolo piacevole ma soprattutto per non fare una mega figura di merda...
I due ragazzi si presentarono come gli autori del programma e uno di loro era colui che aveva rischiato per portarmi dall'altro lato della nazione nel mondo fatato della televisione.
Mio fratello rimase in silenzio, mentre io discorrevo con i due cercando di capire al meglio quale fosse il mio ruolo all'interno della trasmissione e cosa il pubblico e la produzione si aspettasse da me.
Quel pomeriggio fu molto intenso. Risposi a mille domande cercando di vincere la timidezza e allenandomi a essere pronta per il grande evento.
Tre ragazze si aggiunsero al gruppo trascinando nel mio camerino un carrello di abiti corredato di ogni sorta di accessorio, avrei dovuto sfoggiare un abbigliamento adatto per non creare il famigerato buco di colore nell'inquadratura. Per me fu scelta una gonna e una maglia imitate dalla collezione di Dolce  & Gabbana, era un bel completo se non fosse stato per delle calze di colore imbarazzante che mi fecero sembrare un ranocchio accentuando le imperfezioni delle mie gambe.
Le scarpe erano dei sandali altissime due numeri più grandi del mio, le strinsi più che potevo, ma camminavo come una papera che nuota senza regole in uno stagno...
Dalle 2 di pomeriggio fino alle 8 di sera passai da un restyling all'altro: trucco, parrucco, portamento, dizione, abbigliamento, ecc. ecc.
 Quando entrai nello studio ero completamente trasformato, il brutto anatroccolo era diventato un cigno e mi sentivo così felice che quasi avrei volto morire perchè non pensavo che il mio cuore potesse sopravvivere a una gioia più grande.
Era il mio momento di gloria. Per anni avevo subito il potere degli altri, ma ora per la prima volta ero al centro dell'attenzione di tutti e tutto il programma ruotava intorno a me.
Non so perchè la gente è cattiva, ma anche fra quelle persone che non conoscevo qualcuno cercò di turbare la mia serenità.
Avevo capito che quel ragazzo che aveva scelto me fra migliaia di ragazze per vivere un sogno chiamato tv non mi aveva scelta a caso, ma aveva scelto la ragazza che più rispondeva ai suoi gusti personali. Solo col tempo seppi che gli piacevo e che avrebbe voluto approfondire un amicizia forse mai nata davvero.
Le sue attenzioni le scambiai per esigenze di copione, per punti fondamentali per rendere eccellente la mia partecipazione al programma, ma in realtà la sua era una profonda simpatia nei miei confronti che io non ero pronta a ricambiare perchè a casa ad aspettarmi c'era il mio vero fidanzato, quello che amavo e che ero pronta a portare all'altare.
Non ci furono avance, nè corteggiamenti, solo gentilezza ed educazione, qualce sguardo in più mi face capire, ma solo il suo collega mi  mise al corrente della situazione.
Fu un sollievo sapere di non averlo ferito, mi aveva regalato un sogno e io non avrei voluto mai ripagarlo col dolore. Rimanemmo amici per un po' di tempo, poi la vita porta a strade diverse e tante volte le conoscenze si perdono negli impegni quotidiani.
Ma torniamo alla cattiveria delle persone, certe volte chiacchierando per il filo del discorso narrando fatti ed eventi e tralasciando il perchè ero giunta a parlare delle varie situazioni.
Ciò che minaccio la serenità della mia serata di gala fu la cattiveria gratuita delle costumiste, tre ragazze normali che si finsero gentili e disponibili, ma che con occhio vigile scrutarono me, il mio modo di fare e il mio stesso corpo mentre misuravo i diversi abiti in cerca della mise giusta per l'occasione. Mi definirano "una grossolana ragazza di campagna, più carina vestita che spogliata, tutt'alto che formosa e con capelli lunghi ma vistosamente sfibrati!"
Che razza di persona si mette a criticare così aspramente una ragazza che neppure conosce,  senza un minimo di pietà arrivanto a sottilineare persino i difetti dei suoi capelli?
Me lo chiesi quel giorno e a distanza di più di 10 anni me lo chiedo ancora.
Non avevo fatto nulla di male per meritarmi un giudizio così spietato, ero stata gentile e sorridente, avevo cercato di essere tutto quello che la produzione volesse che fossi e non avevo mosso alcuna obiezione a nessuna delle cose che loro avevano scelto per me, ma evidentemente non era abbastanza, quelle ragazze erano investite da un potere che io non potevo avere, loro lavoravano per un mondo diverso dal mio a cui io non appartenevo e a cui ( aloro giudizio) non avrei potuto nemmeno affacciarmi. Interpretai la loro triste affermazione come la volontà di mettere a tacere le ambizioni di una goffa una ragazza di provincia, non era quello il posto per me e doveva essere ben chiaro.
Non toccai cibo tutta la giornata, volevo essere in gran forma davanti alle telecamere, il mio ventre doveva essere perfettamente piatto e il mio alito profumato (mangiai un bel po' di dentrificio per mascherare la mia palese fame e ingoiai qualche compressa in più di un noto formaco per bloccare la diarrea, giacchè soffro di colite spastica).
La trasmissione andò benissimo, le mie apprizioni registrarono il picco della puntata, avevo realizzato il 27 % di share e gli autori erano soddisfatti.
Quando le telecamere si spense Cenerentola aveva finito il gran ballo. Il presentatore venne da me per abbracciarmi e per ringraziarmi per tutto quello che avevo fatto per lui e per il suo programma.
Quel ragazzo gentile scortò me e mio fratello in hotel, poi proseguì sparendo nel buio della notte.
La mia giornata di gloria era giunta al termine, ma l'eco di quella mia prima apparazione in tv mi accompagno per molti mesi ancora...
Feci parlare di me tutto il paese e anche i paesi limitrofi. All'improvviso sembrava che il mondo intero avesse seguito la mia apparizione. Fu un indimenticabile esperienza che ancora oggi custodisco gelosamente nel mio cuore.
Naturalmente i maligni ebbero molto da dire su tutta la vicenda, ma l'oscar della perfida stronza va con grande merito a una signora che si spinse fino a casa di mia suocera per muovere le sue più tremende critiche... ricordo ancora le sue parole:
"Ho visto Nadia in televisione, è ingrassata, una volta era più bella, ora insomma, diciamo che si è rovinata ...e poi come si era conciata, con quelle terribili calze!"
Le sue parole testimoniano come da Nord a Sud la cattiveria delle persone sia sempre uguale... tre ragazze che non conoscevo mi avevano accolta nel loro ambiente con un sorriso ipocrita, cogliendo la prima occasione per farmi a pezzi, poi nel focolare domestico una donna che conoscevo da anni con delle figlie tuttaltro che longilinee si era spinta fino a casa di mia suocera per rendere noto tutto il suo disappunto nei miei confronti e nei confronti del mio essere una ragazza normale con sogni e ambizioni...
Non ho mai preteso di capire completamente le motivazioni di queste persone, ma mi piacerebbe sapere cosa passa per quelle loro teste incredibilmente vuote...

sabato 4 luglio 2015

Come Cenerentola

Mi sentivo una star, avevo sempre sognato di essere scortata da un'auto a noleggio privato, avevo sempre desiderato entrare in uno studio televisivo e conoscere personalmente quelli che comunemente vengono chiamati vip.
Fui accolta con estrema gentilezza, ma mi accorsi che c'era qualcosa che non andava subito dopo aver sorriso dimostrando tutta la mia felicità.
In tutte le foto che avevo messo su internet non sorridevo e il mio sorriso aveva qualcosa che al regista non piacque affatto: l'apparecchio ortodontico.
Portavo l'apparecchio sebbene fossi un po' in avanti con gli anni, generalmente è nel periodo adolescenziale che vengono corretti i difetti estetici o di occlusione: io avevo 24 anni eppure avevo ancora quegli orribili "bottoni" di metallo attaccati ai denti.
In verità in commercio c'erano già gli apparecchi ortodontici trasparenti, quelli bianchi e belli che fai fatica a distinguere nello scintillio di un candido sorriso, ma io avevo il modello rudimentale, perchè anche il mio dentista era rudimentale!
Avevo come dentista un medico definito nel mio paese un luminare, ma per sette anni giocò a tetris con i miei denti senza ottenere alcun risultato e tutto alla modica cifra di 5 milioni di lire.
Ora che ci penso dei risultati li ottenne: mi fece diventare sorda da un orecchio e mi regalò una carie su ogni singolo dente (dovuta alla presenza di quegli orrendi bottoni che non permettevano in nessun modo di ottenere un'eccellente pulizia dei denti).
Perdonate la divagazione, ma era doveroso dedicare qualche minuto a un vero luminare della medicina!
Torniamo al mio giorno di gloria e alla totale disperazione di autori e registi quando si accorsero dell'inconveniente. Devo ammettere che anche fra loro c'era qualche genio che obiettò "ma non possiamo toglierlo?". A questa domanda avrei voluto rispondere "E secondo te se avessi potuto toglierlo mi sarei presentata qui munita dei denti di Edward mani di forbice?", ma optai per una risposta più diplomatica " purtroppo è un'apparecchio fisso, se qualcuno di voi sa toglierlo o potete chiamare un dentista, per me potete liberarmi da questa trappola infernale!"
Nessuno di loro replicò, il regista si grattò il capo e fece cenno di seguirlo.
I corridoi dello stabile adibito a camerini erano di granito scintillante, sembrava un albergo di lusso di quelli che avevo visto solo in televisione, perchè ad essere sincera in hotel ero stata solo all'età di 11 anni in gita a Perugia e non era affatto una struttura lussuosa!
Attraversai sotto lo sguardo attento di autori e registi il cortile che separava i camerini dallo studio televisivo e mentre cercavo di trattenere lo stupore per le tante meraviglie che avevo intorno giunsi a destinazione.
Un uomo segnato dalla malattia stava provando in compagnia di una donna le battute da lanciare in onda e con lei stava decidendo i tempi tecnici della trasmissione. Mi ricordò che fu molto galante e quando entrai si accorse subito della mia presenza. Si fermò, rivolse su di me il suo sguardo e mi ringraziò per aver accettato di far parte di una delle puntate del suo show.
Ero felice come non mai, per anni lo avevo seguito e osannato dal divano di casa mia e ora lo avevo davanti a me in carne e ossa (o almeno in quello che ne restava, poichè la salute purtroppo lo stava abbandonando).
Uno dei registi gli fece notare che portavo l'apparecchio ortodontico e che avrei dovuto non averlo perchè nella maggior parte dei casi il piccolo schermo richiede la perfezione. Lui si arrabbiò prima ancora che il suo interlocutore finisse di parlare, poi si voltò verso di me e disse " Ti chiedo scusa se anche in televisione ogni tanto il cervello va in blocco! Sei splendida e non ha alcuna rilevanza che tu abbia o meno un'apparecchio ortodontico, hai uno splendido sorriso, nessuno si accorgerà del resto. Se poi per te non è un problema possiamo ironizzare un po' sulla cosa, ma solo se ti va."
All'improvviso quel piccolo senso di angoscia che era comparso nel momento in cui avevo incontrato la disapprovazione di alcune persone della produzione sparì e le lacrime mi velarono gli occhi. Feci molta fatica a trattenerle e lui lo notò, così mi disse "Vai tesoro, vai a prepararti, che tra poco si inizia".
Avevo la sua approvazione ed ero al settimo cielo, solo allora mi accorsi che non ero la sola a gioire, con me aveva temuto il peggio anche colui che mi aveva selezionata. Un ragazzo timido e impacciato aveva rischiato parecchio mettendo in gioco il suo ruolo (di stagista precario) per portarmi in tv e costringendo la produzione a finanziare biglietti aerei e un pernottamento in un hotel di lusso nei pressi degli studi televisivi.
Ma chi era quel ragazzo che era stato così gentile con me? Perchè mi aveva regalato un'opportunità? Non lo conoscevo ancora, ma avevo come l'impressione che fossimo amici da anni... comunque andando avanti nel tempo lo avrei scoperto...